image1 image2 image3 image4 image5

QR Code

QR Code Studiolegalecivile.it

Contatore visite

Visite agli articoli
2618971

Il Jobs Act contenuto nella Legge 78/2014, fortemente voluto dal Governo Renzi, entrato in vigore a far corso dal 7 marzo 2015, ha profondamente mutato il diritto del lavoro.

I dati sulle assunzioni fanno notizia, ma non è tutt'oro quel che luccica.

Jobs Act: impennata di assunzioni ma anche di licenziamenti e dimissioni. Ecco perché.

Se è vero che infatti stiamo assistendo alla crescita del numero di contratti a tempo indeterminato, è anche vero che molti lavoratori vengono contestualmente licenziati o fatti dimettere e poi riassunti.

Si può forse parlare di effetto precarizzante (anche dei lavoratori che prima non erano precari).

Ecco perchè.

I nuovi contratti a tutele crescenti hanno rimpiazzato la tutela ex art. 18, incentivando i datori di lavoro ad assumere a cuor più leggero i lavoratori con contratto a tempo indeterminato (potendoli poi licenziare più facilmente, essendo caduto il diritto alla reintegra sul posto di lavoro per una moltitudine di casi), inseguendo spesso l'effimero sogno di ridurre i costi e aumentare la produttività d'impresa.

Si tratta però di contratti meno tutelati di cui spesso e volentieri i datori si giovano in danno ai lavoratori ignari dei propri diritti e succubi della paura di perdere il posto di lavoro.

Il nostro Studio Legale sta infatti riscontrando che nella prassi moltissimi datori di lavoro stanno facendo dimettere volontariamente o licenziando i propri lavoratori, riassumendoli poco dopo con contratto a tempo indeterminato avente decorrenza successiva all'entrata in vigore del Jobs Act. I lavoratori sono costretti quindi ad accettare quanto voluto dal datore e spesso quest'ultimo sottopone loro anche dei moduli da firmare con cui i lavoratori rinunciano espressamente a far valere i diritti loro derivanti per i contratti precedenti, a pena in alcuni casi anche di denuncia penale. Nulla di più iniquo e infondato.

Si tratta in fondo di una sorta di ultimatum proveniente dal datore di lavoro: "o firmi o te ne vai".

Ebbene, questi comportamenti sono assolutamente censurabili e suscettibili di essere fatti valere in giudizio.

Il lavoratore non si dovrà sentire perso: infatti, laddove abbia sostanzialmente continuato a lavorare alle dipendenze del medesimo datore di lavoro, magari addirittura ricoprendo le stesse mansioni, ad esempio dapprima con un contratto a termine o di apprendistato (o a maggior ragione con il vecchio tempo indeterminato) e poi con un contratto subordinato a tempo indeterminato post-jobs act,  i suoi diritti non saranno venuti meno e potrà comunque agire nei confronti del datore di lavoro in ragione del fatto che si tratta di un unico rapporto contrattuale, nato con modalità diverse da quelle del nuovo contratto sottoscritto in virtù di Jobs Act, in cui il datore si è approfittato dello stato di necessità o di bisogno del lavoratore per estorcergli la firma di un nuovo contratto con minori garanzie.

Va rilevato che il comportamento datoriale è spesso volto a privare il lavoratore di anzianità di servizio e di tutele quali quelle pre-esistenti (veri e propri diritti quesiti) ex art. 18. Esso, com'è ovvio arguire, è ulteriormente censurabile e facilita la difesa del lavoratore in giudizio.

E' bene pertanto che i lavoratori che versano in una delle situazioni descritte si rivolgano ad un legale per tutelare le proprie ragioni. E' opportuno altresì per i datori svolgere oculatamente un esame delle posizioni lavorative in azienda unitamente al proprio legale esperto di fiducia, onde non incorrere in pesanti vertenze di lavoro.

Lo Studio Legale De Paola Longhitano di Torino è esperto di Diritto del Lavoro e assiste lavoratori e datori di lavoro nelle vertenze sindacali e di lavoro e mette al servizio dei propri clienti tutte le proprie competenze in materia.